Autismo e improvvisazione

Autismo e improvvisazione

Perché la musicoterapia basata sull’ improvvisazione musicale è così efficace con i bambini  autistici, che non utilizzano il linguaggio verbale e che sono apparentemente così chiusi in sé stessi e poco comunicativi? In che modo avviene il cambiamento?

Così come la voce della mamma e in particolare il motherese (ovvero il tipico linguaggio “musicale” utilizzato dalle donne, nel rivolgersi ai bambini molto piccoli) costituisce una sorta di estensione non corporea dell’abbraccio e del contatto materno dopo la nascita, allo stesso modo la voce e la musica del musicoterapeuta è in grado di toccare le corde dell’ anima del bambino, anche quello apparentemente più difficile da contattare. L’improvvisazione clinica infatti ha il vantaggio di farci entrare in contatto con il bambino autistico, di contenerlo e di sostenerlo anche mantenendo la distanza fisica che talvolta richiede o è necessario mantenere.

Anche se in un primo momento il bambino appare chiuso in sé stesso e poco propenso all’interazione, con l’improvvisazione musicale viene creato un terreno fertile, sul quale il fragile germoglio della comunicazione  avrà la possibilità di crescere alto e rigoglioso. Per far si che ciò accada il terapeuta, proprio come una buona madre, attende; e si mette in ascolto profondo del bambino, rispettando i suoi tempi . Questa prima ma importantissima fase dell’ attesa di una proposta spontanea da parte  del bambino è di cruciale importanza e prepara il terreno per ciò che viene definita sintonizzazione affettiva e cioè il tentativo da parte del terapeuta  di accordare le proprie produzioni musicali e vocali su aspetti motori e affettivi nel bambino che sente essere significativi.

Il bambino, che si sente visto e ascoltato nel profondo, è lasciato libero di agire e di inter-agire in modo spontaneo, senza sentirsi forzato in attività performative o preconfezionate.  Anche proposte sonore e vocali  che in altri contesti non sono accettate e che troppo spesso vengono etichettate come “stereotipie” da ignorare o estinguere, vengono accolte e accettate nel setting di musicoterapia come espressione di un sentire che deve trovare un canale di espressione esterna e una condivisione, per poi trasformarsi in qualcosa di nuovo e maggiormente adattivo.

Appare evidente quindi quanto sia riduttivo pensare che la musica creata dal terapeuta sia solo uno stimolo sonoro e non invece il risultato non predicibile dell’ incontro unico e irripetibile tra due esseri umani. Per questo non può esistere una proposta musicale universalmente valida che sia efficace per ogni bambino.

Stern parlando di tema con variazioni (non a caso un termine musicale!) descrive l’ affascinante modalità interattiva della madre col suo bambino che consiste nel mettersi in ascolto profondo dei suoi stati emotivi “rispecchiandoli”. Il termine “variazioni” fa riferimento al fatto che la madre non si limita a imitare in modo identico ciò che fa il bambino ma interpreta in un certo senso le sue emozioni e gliele comunica. Ad esempio un’espressione di quest’ultimo che spalanca la bocca può esser rispecchiata dalla madre attraverso la voce: “aaah” …che sonno che hai!

Questa modalità di relazionarsi e comunicare con il bambino è  assimilabile alla rêverie materna descritta da Bion e in tutte le sue variabili musicali è ripresa e attuata dal musicoterapeuta quotidianamente in particolare con i bambini autistici. La musica del terapeuta ha quindi una funzione evolutiva perchè è in grado di valorizzare, contenere e dare forma alle proposte espressive ancora non organizzate e immature del bambino e favorisce quindi l’emergere di un “sé soggettivo” e il determinarsi della “consapevolezza di sé”.

La madre facilita la graduale presa di coscienza nel bambino della propria identità non semplicemente rispecchiandone i comportamenti ma rispecchiandoli in modo marcato, ovvero esagerandone l’espressività e permettendone il conseguente “etichettamento”.  Il fenomeno di “marcatura degli affetti” viene ripreso nel musicale dal musicoterapeuta che tenderà a sottolineare ogni più piccola proposta sonora del bambino valorizzandola e amplificandola. Attraverso questa tecnica il terapeuta sottolinea e carica di enfasi le emozioni che sottintendono la proposta sonora del bambino, facilitandone la comprensione.

Ad un livello evolutivo superiore l’improvvisazione clinica permette di consolidare  o avviare le capacità relative all’ intersoggettività primaria cioè di sostenere un dialogo vocale caratterizzato dall’alternanza di turni tra madre e bambino (terapeuta\bambino) che all’intersoggettività secondaria cioè di sviluppare giochi\attività interazionali attraverso la manipolazione di oggetti esterni (strumenti musicali, oggetti sonori,materiale musicale creato).

La condivisione del materiale musicale  permette un livello ancora superiore di sviluppo cerebrale nel bambino e cioè la simbolizzazione: ad esser condiviso, non è più solo un terzo oggetto esterno, come nell’intersoggettività secondaria, ma un oggetto interno comune ad entrambe le parti della diade bambino-terapeuta. Il bambino autistico, così ancorato e dipendente dalla  propria sensorialità,  ha ora la possibilità di accedere ad una modalità molto più evoluta di sentire ed elaborare la realtà che è appunto la capacità di dare un senso condiviso all’ esperienza.

Infine affinché  possa nascere un vincolo relazionale significativo tra adulto e bambino, deve crearsi con il tempo un piacere condiviso, un piacere che appartiene all’ordine dell’ essere piuttosto che del fare: l’ esperienza del far musica insieme – cioè dell’ esprimere sè stessi essendo accettati incondizionatamente e ascoltati nel profondo – rappresenterà la chiave di volta della storia tra terapeuta e paziente. La musica e la voce del terapeuta, proprio come quella di una madre sufficientemente buona, è in grado di coinvolgere emozionalmente anche bambini apparentemente isolati e chiusi in sé stessi. La musica è un ponte e l’ emozione autentica del contatto profondo tra esseri umani veicolata dal suono può portare al vero cambiamento.