Studio di Musicoterapia - mani anziano

La musica salverà il mondo

Come la bellezza anche la musica e non solo per una ragione estetica o esistenziale, ma per le sue virtù terapeutiche, ha il potere di fare grandi cose. La musica muove le nostre corde originarie e cura la mente ferita perché parla un linguaggio immediato che precede i nessi logici e i processi cerebrali abbattendo dunque le difese psicologiche e i blocchi emozionali. Con la musicoterapia è possibile ottenere  ottimi risultati con i malati di Alzheimer e di Parkinson, i disturbi autistici, le demenze e tante altre sindromi rare. La musica può aiutare addirittura i pazienti in coma.

Il professore, compositore e musicista Ryo Noda che all’Università di Osaka sottopone i suoi pazienti a sedute di musicoterapia intensiva afferma: «Se per risolvere le malattie degli organi del nostro corpo c’è bisogno dei farmaci, per quelle della mente c’è bisogno della musica… Il grembo materno è la prima grande orchestra dove non c’è un solo attimo di silenzio e dove la musica è il pulsare stesso della vita». La musicoterapia fu sperimentata in America dopo la seconda guerra mondiale per curare i soldati tornati sconvolti dall’esperienza bellica.

Alla base degli studi però c’è l’intuizione di un poeta, Novalis: «Ogni malattia è un problema musicale, ogni cura è una soluzione musicale». Numerosi sono i casi di persone più o meno famose che mantengono vive le loro capacità musicali e continuano a rispondere emozionalmente alla musica, nonostante la loro follia e il disfacimento  delle loro capacità cerebrali e fisiche. Nietzsche ad esempio ormai in preda alla follia, al mutismo e alla paralisi, riusciva ad  improvvisare al pianoforte. Ravel ormai in fase di avanzata di demenza compose il meraviglioso Bolero.