Non c’era una volta l’infanzia

Non c’era una volta l’infanzia

Non c’era una volta l’infanzia. Perché i bambini e le bambine sono sempre esistiti, ma l’infanzia no.

Ringraziando la pedagogista Dott.ssa Chiara Rinaldi per la preziosa segnalazione, condividiamo molto volentieri il documentario “Corpi bambini. Sprechi d’infanzie”, da cui è tratto anche l’ omonimo libro. Le autrici del video, Maria Grazia Contini e Silvia Demozzi, del Dipartimento di Scienze dell’ Educazione Alma Mater Studiorum Bologna, partendo da epoche molto lontane, denunciano il fenomeno antico e attuale dell’ adultizzazione dei minori e richiamano alla responsabilità educativa e sociale di tutelare invece i loro diritti, primo fra tutti quello di poter essere appunto bambini.

Nei paesi lontani da noi da un punto di vista geografico e culturale sono tantissimi i motivi di sofferenza dei bambini, ancora oggi sistematicamente sfruttati, violati, uccisi o lasciati morire. Nella società occidentale fino al 500 non esisteva il concetto di infanzia ma i bambini erano considerati in genere  proprietà privata degli adulti e impegnati e occupati  in qualsiasi tipo di lavoro in grado di produrre reddito per la  famiglia.

Con  il nascere di una cultura progressivamente  più attenta ai diritti umani (risale solo al 1989 la convenzione ONU sui diritti dell’ infanzia e dell’ adolescenza) i bambini cominciano ad essere visti in divenire e dunque si inizia a porre maggior attenzione alla loro educazione: il minore allora va sorvegliato e punito in modo da garantire una disciplina ritenuta fondamentale per una buona crescita.

Oggi  i bambini sono sì curati, efficienti e talentuosi, ma comunque ancora troppo spesso esibiti e sfruttati per ragioni di business e di spettacolo:basti pensare al fatto che sempre più i media offrono modelli che hanno come protagonisti baby testimonial precocemente adultizzati.

Questo documentario offre importanti spunti di riflessione anche sulla tendenza (ormai diffusa anche tra i più attenti e responsabili genitori) ad organizzare per i propri figli un calendario di impegni e attività pari, se non al di sopra, alle capacità di attenzione e performative che vengono richieste oggi agli adulti. In una società sempre più attenta ai diritti umani, ma dove si privilegia il profitto su ogni altro valore, naturalmente non può essere data la dovuta cura all’infanzia (vedi i continui tagli all’ educazione), che invece ha bisogno di tempo, quello dedicato al gioco, al sogno e alla noia che diventa inventiva e creatività , tutte cose che non danno profitto in termini di guadagno economico. Si è tornati dunque non consapevolmente ad adultizzare i bambini, da cui infatti si pretendono prestazioni performative e competenze cognitive inarrivabili in cambio di montagne di oggetti, si desiderati ma subito dopo accantonati. Il bambino in sé sembra diventare egli stesso un oggetto su cui riporre le nostre aspettative mancate e non un individuo rispettato e valorizzato per la sua identità reale e irripetibile di bambino.

Rispetto al tema della promiscuità è allarmante prendere coscienza del fatto che se una volta i bambini erano come invisibili ed esposti nel mondo degli adulti a stimoli non filtrati inadeguati alla loro capacità di elaborazione, la promiscuità si ripropone ancora oggi nel mondo virtuale, in un’ epoca in cui i bambini sono competenti da un punto di vista cognitivo, ma fragili e impreparati da un punto di vista emozionale e relazionale. I bambini invece avrebbero necessità di vivere il loro tempo ricco si di stimoli, purchè adeguati alla loro età ma anche di vuoto da riempire di  desideri e sogni.

In musicoterapia il tempo vuoto dell’ attesa fatto di pause e di silenzi è un tempo fecondo in cui imparando ad ascoltare sé stessi e gli altri può germogliare la creatività e il desiderio comunicativo.

http://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm